giovedì 15 dicembre 2016

P.s: I love you

Ti si può solo voler bene.
(Amarti)
Sei andata oltre qualsiasi brutta parola che ti abbia rivolto e della quale mi pento.
Sei rimasta quando ti ho detto di non volere guarire, mi hai risposto che in qualsiasi caso tu  resti, che se dovessi cambiare idea possiamo combattere insieme.
Ma lo hai fatto senza quel tono di impotenza che tutti hanno quando si tratta di queste cose, mi hai detto non solo a parole " io ci sono"

Ho pensato " questa è vita" dopo non so quanto tempo.
Mangio, esco forse un po' vivo.
Corro fino a sentirmi svenire, faccio docce fredde, bevo esageratamente  e ho ripreso a vomitare ma stranamente mi sento bene.
Non mi scollo dai 44 nonostante tutto e si, la cosa mi fa andare su tutte le furie ma importa di meno.
Forse perché ho finalmente qualcuno su cui contare.
Ed è bellissimo.

sabato 19 novembre 2016

Incurante

Le ho parlato di uno dei miei peggiori periodi, sa tutto, o quasi.
Non se n'è andata, é rimasta, in silenzio ad ascoltarmi, a cullarmi tra le sue braccia.
Lei, se ne frega completamente di ogni convenzione sociale, mi bacia alle 20 di un giovedì sera dopo avermi portato al cinema.
Quel bacio che ho voluto anche io, che ho pregato di avere per tre ore, senza avere la forza di domandarlo.
Nessuno mi ha mai baciata così.
Dopo tre ore e l'ennesimo, mio, "potresti collaborare anche tu" detto con vergogna, pigolando quasi, ti giri all'improvviso, vedo la scena come al rallentatore e in un secondo le tue labbra sono sulle mie.
Ti abbraccio, mi abbracci e ci baciamo ancora, ma no, non stiamo insieme.
Dici che" baciarti mi, ci, fa stare bene perché dovremmo smettere?"
Ma io non riesco a fregarmene come fai tu di ogni convenzione sociale, per me un bacio significa che ci piacciamo, che vogliamo stare insieme, eppure con te io non ci voglio stare ma voglio continuare a baciarti, ti prego, baciami ancora.
Mi mandi fuori di testa, mi mandi sulla luna a cercare di recuperare anche il mio di senno, chissà quando l'ho perduto.
Passiamo il venerdì a discutere di quella sera, quasi ci allontaniamo, la colpa é mia, continuo a pensare che sia sbagliato baciare una ragazza.
Mi dici che se un bacio mi deve fare sentire così, se mi deve riempire di paranoie dovremmo smettere, ma io non posso.
Ti sto forse usando? É l'ultima delle mie intenzioni.
Ho paura di innamorarmi di te, di fare diventare questa una cosa seria.
Tu non vuoi relazioni in generale, non ne vuoi una con me, io voglio una relazione ma non con te.
Continueremo a baciarci?
La testa intanto non si ferma, continua a ripropormi quel momento in loop e sono solo silenzi.
Brividi.

sabato 29 ottobre 2016

Meritarsi

45,6 sulla bilancia.
Non sono andata giù di testa, no

Ma cosa credevate fossi?
Una di quelle che si preoccupa se mette su un chilo senza sapere il motivo?
Una di quelle che si preoccupa se supera le 950 calorie al giorno?
Una di quelle che se si sente troppo in colpa esce di casa e si fa i chilometri cercando di bruciare quello che ha ingurgitato?
Una di quelle che si abbuffa e poi si distrugge cercando di restituire ogni singola briciola?
Una di quelle che ama la sensazione di avere il controllo?
Una di quelle che pur sapendo benissimo di avere un DCA lo nega nel modo più assoluto?
Una di quelle che dice di voler guarire ma lo fa solo perché quel giorni é lontano e sa che non verrà mai?

Bene, questa sono io.
E sí, sono andata giù di testa.

Sto prendendo in considerazione di smettere calcio, ho paura di ingrassare ancora.
É da quando ho smesso atletica che sono dimagrita.
É perché ho perso massa, questo lo so, ma non é possibile che in due settimane io la abbia già ripresa tutta.
Voglio dimagrire.
Voglio sentire la sicurezza e il controllo che solo un peso basso possono darmi.
Voglio sentirmi onnipotente, capace di resistere agli stimoli, alla fame.
E se questo significa il dover dire " no" alla vita, ci sto.
Una volta che fai un patto con il diavolo è per sempre.
Ed io ne ho già fatto uno, tanto tempo fa.
Non ho altro modo, non posso tagliarmi perché a fare allenamento si vedrebbe, però posso dimagrire.
É una mia scelta e non posso lasciarmi fermare da belle parole o da pietanze invitanti.
Vincerò io stavolta, non i miei bisogni.
Stasera ho una pizzata a casa di un'amica dell'università, non posso dire di no, sarebbe troppo tardi, ma posso magiare solo verdure a pranzo.

Non ho passato un esame all'università, sono ingrassata, perché dovrei meritarmi di mangiare?

lunedì 24 ottobre 2016

Andrea

Più passo del tempo con lui, più mi accorgo di essere come divisa in due.
C'é Francesca e poi c'è Andrea.
Francesca é quella timidina, insicura e fragile, che non esprime mai la sua opinione.
Andrea invece é tutti i desideri nascosti e perversi, quello che non dico, il " me" combattente che lotta per quello in cui crede e odia le ingiustizie, quello che ama letteralmente il reparto maschile e, a volte, desirerebbe esserlo, un maschio.
Credo ci sia una profonda differenza tra essere uomo e essere un maschio.
Io sono una donna e mi sento un maschio, forse per delle stupide etichette che la società attribuisce e che detta cosa sia da maschio e ciò che invece sia da femmina.
La cosa che mi sconvolge e che se domani mi svegliassi e fossi Andrea sarei contenta, allo stesso tempo questo lato, Andrea,  mi lascia indifferente pur ritenendolo indispensabile.
Ho un amico che spesso scherza affermando " e un giorno Francesca diventò Andrea" e devo ammetterlo, spesso ci penso a questa eventualità.
Non nel senso di avere un pene o la barba e/o avere tutte quelle caratteristiche morfologiche che contraddistinguono un uomo da una donna, bensì essere riconosciuta come Andrea( al maschile) e non avere il seno.
Non so come spiegarlo, vorrei essere un piccolo maschietto pur continuando a considerarmi lesbica.
Parlo spesso di me al maschile, vorrei potermi mettere i boxer e vestirmi da uomo più di quando già non faccia, insomma, sono confusa.


Sul lato alimentate é uno sfracello completo.
Sono giorni all'insegna di abbuffate e vomito. Arrivo a farmi fuori un'intera confezione di pane in cassetta, un pacco di biscotti e tutte le merendine che riesco a farmi entrare nello stomaco solo a colazione e ,nonostante vomiti ingrasso lo stesso.
Non ce la faccio più a vedermi così.
Ho mandato a puttane la preparazione di un esame perché impegnata a divorare la dispensa.
VOGLIO EQUILIBRIO
Non ne posso davvero più a dividermi tra digiuni, fatti di sigarette e caffè,  e abbuffate, in cui mangio anche surgelati, ma non so neppure che significhi mangiare normalmente.
Vorrei riuscire a parlare con qualcuno senza essere giudicata o etichettata come l'esagerata di turno.
Non sono abbastanza meritevole di ricevere aiuto o lo avrei già ottenuto, o no?

sabato 1 ottobre 2016

Set off the lights

Sono passati mesi dall'ultima volta che ho scritto sul blog.
Ho fatto la maturità prendendo un voto che ho fatto solo finta mi soddisfasse davvero.
Ho salutato la ragazza che ho ospitato per un anno, una terza sorella che mi ha insegnato molto.
Sono andata al mare ad Agosto come mai era successo prima e poi in montagna, in Trentino, al freddo.
Non ho passato il test dell'università a Bologna.
Ho iniziato l'università dove vivo, studio servizio sociale e mi piace.
Mia madre dice sia diventata più spiritosa da quando frequento l'università, la verità è lei che ha iniziato ad ascoltarmi di più.
Dallo psicologo non sono più andata, i motivi sono tanti, primo fra tutti la paura di non essere abbastanza,non abbastanza bisognosa di aiuto.
Ho fatto una cena a inizio settembre, invitando tutti i miei ex compagni di classe, é stato bello, mi sono sentita apprezzata anche per cose stupide o frivole come il fatto che mi abbiano regalato una camicia e dei saponi da lush, cose che adoro.
Ho pensato " mi conoscono"
Sono stata bene, non felice ma non pretendo una cosa così grande.
Poco prima di ferragosto sono stata a Mirabilandia, il parco in se mi ha fatto morire di paura, ma la compagnia é stata ottima se togliamo il cibo e gli attacchi di panico.
Il panico, ultimamente mi assale anche nei momenti di serenità, nei momenti in cui posso essere me stessa e spensierata, una paura irrazionale che mi toglie il fiato e che mi fa desiderare unicamente di sparire, di rifugiarmi in un posto sicuro e attendere che la bufera cessi.

Sono cambiate così tante cose lì fuori.
Ma la serra all'interno é rimasta la stessa.
Non sono cambiata neanche un po', i miei pensieri sono sempre solo e soltanto quelli di sempre.
Il fisico la segue, a tratti.
Non ho più toccato il 42.
Ho cominciato a tagliarmi di nuovo, ad invocare quasi come se pregassi di ritornare ad essere affamata senza avere fame, senza essere schiava dei miei bisogni, a tornare ad avere una libertà di scelta.
Mi sono rammollita, sono stanca per cose futili, non sono più padrona di me stessa.
Vorrei che tornasse la vera me e mi strappasse da questa orribile condizione e mi riportasse nel mio regno, sul mio trono, con la mia corona sulla testa, nel posto dove i bisogni sono sudditi e non re.
Ho sempre avuto una sensibilità silenziosa, ora invece é rumorosa, fastidiosa ma soprattutto molto pericolosa perché fa vedere le mie mancanze e debolezze a chiunque.

Tre mesi e  una Francesca ancora una volta diversa, nel senso negativo e sbagliato, ancora più debole sempre più vicina al baratro.
Ieri mi stavano investendo, non ho avuto paura, ho visto la scena come al rallentatore e ho pensato" ti prego investimi" solo il clacson mi ha riportato alla realtà: Io sulle strisce con la macchina a 10 centimetri dalle mie gambe.
Sono viva ma la luce si é spenta.

martedì 28 giugno 2016

You don't know me, at all


Sono le 10.30
Sono due ore che sono seduta al tavolo della cucina cercando di studiare per l'esame che avrò tra soli tre giorni.
Sono molto indietro e i pensieri non mi lasciano un attimo solo in pace.
Sono da sola a casa e non ho la minima voglia di mangiare.
In due giorni mi sono sentita dire che gli esami mi stanno facendo bene perché  le mie guance sono più paffute e mangio con gusto, ma soprattutto tanto.
Ed io mi sono scocciata.
Sono ingrassata va bene?
Ma evitate di sottolinearlo ogni due secondi perché è una cosa che non posso sopportare!
Ci sto già abbastanza male da sola.
Ringrazio che sia estate e che in questo modo possa evitare di mangiare pasta.
Maledico l'estate perché ho una tremenda voglia di tagliarmi e no, non posso.
Due giorni fa mi ha scritto una ragazza, un po' mi piace già, ed ho pensato che non la merito, che lei non mi voglia.
Troppo piena di problemi.
Appena finirà l'esame mi iscriverò a scuola guida e cercherò uno psicologo da cui andare, "ci sono cose da risolvere" come asserisce mia madre.
Ma prima di tutto vorrei che tutto questo fosse riconosciuto, vorrei poter dare un nome a questo dolore, non essere presa sottogamba, sottovalutata come una ragazzina che mangia poco solo perché è fissata con la dieta.
E sono anche tentata di non andarci, dallo psicologo.
Ho troppa paura dell'ennesima sconfitta.
Piango e intanto non studio.
Sento che sto fallendo.
La gente passa, mi guarda, ma non vede.

venerdì 24 giugno 2016

A mia sorella

Ti sento camminare avanti e indietro.
Entri in camera tua, esci per andare in lavanderia.
Il rumore dell'acqua che scorre mentre a mezzanotte passata lavi qualcosa per il grest brontolando, mi tiene compagnia mentre penso alla spensieratezza dei tuoi 16 anni, al  tuo corpo da scricciolo con l'energia di un uragano.
Non mi hai mai dato affetto, ma negli ultimi giorni mi stai accanto quasi in modo ossessivo, controlli che studi, che non vada a dormire troppo tardi, mi tocchi le spalle o mi dai un bacio in testa.
Fai la sorella maggiore, quella che dovrei essere io e ma che non sono mai stata  per motivi che non conosco.
Mi rinfacci spesso il fatto che , da piccole, mentre giocavamo, a metà di punto in bianco  mi alzavo e me ne andavo lasciandoti da sola con la scusa che sarei tornata. " un attimo"ma non tornavo mai.
Vorrei essere stata una sorella migliore, più presente e meno schiva, qualcosa di cui non ti saresti dovuta vergognare e con la quale poterti confidare, raccontare le tue cotte e i tuoi sbagli.
E invece no.
Vorrei sapessi apprezzarmi.
Perché io vorrei poterti parlare, vorrei poterti raccontare delle mie, di cotte, senza sentire la la vergogna e il disgusto che si annidano dietro ai tuoi occhi e nelle tue parole.
Sono lesbica e tu non lo accetti.
Mamma non lo accetta.
Io non lo accetto.
Papà forse, ma con lui non ne parlo mai, non so nemmeno se vorrei.
Ma fa male. E vorrei potertelo dire senza che mamma mi sminuisca etichettandomi come confusa perché giusto,dimenticavo!  Anche mamma sguazza nel pregiudizio dell'equazione bisessuale=confuso.
O senza non che ti importi di quello che penso.
Perché non sono tanto le parole o gli sguardi, ma il sapere di essere tua sorella e non sentirmi tale.
E poi, poi ci sono quelle parole di mamma, che sistematicamente dopo aver sdrammatizzato, e avermi fatto sperare di aver capito, di averlo accettato, prende il mio fragile involucro e sembra che lo scagli quasi con rabbia sul pavimento: " io credo che tu sia UNA bisex"
Apponendo quell'articolo che non capisco cosa voglia significare.
Io non sono bisex ma forse etichettarmi come tale perché non sono uno stereotipo con le gambe é più facile.
Ma ci avete mai pensato cosa significhi cercare di arrivare a una consapevolezza e essere continuamente contradetti subendo quasi un lavaggio del cervello?
Mi sento un animale allo zoo, dall'altra parte del recinto.

Il sei giugno sono stata vittima di omofobia e avrei voluto raccontartelo.
Il sei giugno ho visto E. e avrei voluto raccontartelo.
Avrei voluto raccontarti cosa io abbia provato, come mi sia sentita, dirti il perché delle mie lacrime e del mio silenzio nei giorni seguenti, senza dover inventare delle fottuttissime scuse e indossare l'ennesima maschera.
Avrei voluto raccontarti come mi sono sentita a Maggio quando ho visto A. in mutande, o quando il giorno stesso, mi ha sorriso uscendo dal bagno.
Di quanto fosse bella nella sua paranoia pre concerto , quanto trovassi bello il suo carattere nonostante la conoscessi da poche ore.
Avrei voluto raccontarti come sia stata la mia prima volta, o anche semplicemente il fatto che ci sia stata una prima volta.
E che é stato strano in tutti i sensi.


Ti ricordi due estati fa quando vedendomi sempre al telefono mi avessi chiesto chi fosse?
E che io mi inventai di avere un ragazzo?
Non ti mentivo, non del tutto.
Fidanzata, lo ero davvero, ma non te lo potevo dire.

Io non capisco questo tuo odio nei miei confronti, forse perché odiare non é qualcosa che mi appartiene.
Non dovrebbe appartenere neppure a te.
Mi chiedo se un giorno ne potremo parlare, e potrò raccontarti di me, senza odio, senza pregiudizio, accettandomi e sentendomi accettata.
Sei mia sorella, eppure, non ti capisco.