domenica 14 febbraio 2016
Brividi di stelle
Sabato:
Voci. Frasi in dialetto pronunciate a metà.
Insulti verso il televisore, piedi che sbattono a terra per ogni azione sbagliata.
Manate sul divano.
Qualche frase di incoraggiamento pronunciata a mezza voce.
Un " ecco" per un rigore che puntualmente non arriva.
Sospiri.
Sospiro.
Il sonno preme sulle palpebre, il corpo é scosso da tremori per un freddo che non é solo esterno.
Frasi di incoraggiamento.
Un messaggio su whatsapp, una notifica di facebook.
Il sonno torna a bussare.
Insulti verso il televisore.
La giornata di oggi é stata salata.
Lacrime e sale delle patatine.
É stata fredda ma con il sole.
Un raggio che timidamente ha tentato di insinuarsi nella stretta maglia di nuvole che ho indossato.
Un cappotto di cattivi pensieri.
Una sciarpa stretta troppo attorno al collo di sensi di colpa per un gelato troppo freddo ma troppo calorico.
Insulti verso il televisore.
Posso sentire ancora le tue parole papà.
Le tue occhiate di delusione mamma.
Tagli di una lametta di parole,
di vetri rotti di un bicchiere fatto di progetti infranti.
Sento l'aria che mi sfiora in questa incertezza che mi si è aperta come una botola sotto i piedi.
Mi ero illusa di essere uscita da quelle acque sporche dell'aquario in cui una qualche entità superiore mi ha confinato.
Ma sono ancora qui, un pesce che non sa nuotare.
Gol all'87 esimo
Offese, urla, poi
silenzio.
Posso sentire il ticchettio del mio orologio, é ora di dormire.
Chiudi gli occhi.
Dimentica...
Spalanco gli occhi, di colpo.
Calcolo.Calcolo.Calcolo.
Ansia!
Quanto peserai domani?
Hai sgarrato!
Quanto desidererei che quando puliscono l'acquario avessi la forza di fare un ultimo balzo.
Senza che se accorgessero.
Che mi lasciassero agonizzate a terra.
" ti facevo più magra"
"dalle foto sembri quasi anoressica"
Pugnalate, una dopo l'altra.
In una specie di vortice insieme a sensi di colpa e vergogna che mi risucchia in ginocchio davanti al water.
Non ci riesco.
Mi sento una fallita.
La gola brucia, la voglia di cenare non c'è.
Mi chiamano, scendo.
Una macina(63), miele(40), tea(0).
Non riesco a smettere di pensarci é tutto troppo.
" con due chili in più stai meglio"
É la ciliegina sulla torta.
Ho passato mesi a convincermi che due chili non si vedessero e invece, evidentemente, si vedono.
Non posso fidarmi, devo fidarmi solo di me stessa.
Niente più pranzi fuori.
Domenica mattina:
Apro gli occhi, non capisco se ci sia vento o stia piovendo.
Il primo pensiero va a lei, la bilancia.
É s. Valentino, troppi brutti pensieri che tornano come un bumerang.
Ma che importa, rilancio il bumerang, sono single.
Faccio colazione, 200 grammi in più che pesano come macigni, mangio tanto, troppo, supero le 400.
Disegno, mi stordisco ascoltando musica, gente che urla tutto quello che tu non sei capace di dire.
Pranzi.
Superi le 500.
Torni a stordirti di musica, piangi e cerchi di resistere all'impulso di farti seriamente male.
Uscire é forse la scelta migliore, significa anche bruciare calorie, anche se sai che non puoi permetterti di cenare.
Quei 200 grammi domani mattina devono essere spariti .
Hai paura dell'abbuffata anche se hai mangiato fino a scoppiare, così alle 18 mangi una mela.
É quasi ora di cena.
Stai programmando di mangiare solo verdure.
Parti bene, due coccole Binduelle poi ti lasci andare.
Ed all'improvviso ti ritrovi con tutta l'anima incrinata di brividi di stelle.
Sensi di colpa che bruciano senza spegnersi.
Un buco nero senza pareti.
Vuoto e pieno che si confondono, ti buttano giù, sempre più giù.
E piangi ancora, al buio.
Da sola.
Ma in fondo lo hai voluto tu, é solo colpa tua e della completa mancanza di autocontrollo.
Ma domani é lunedì, sarai a scuola anche per uno stupido corso.
Sai cosa devi fare, lo hai fatto tante di quelle volte e in modo così impeccabile!
Vecchi pensieri che tornano, provi piacere.
Ti ci nutri, solo il tuo nettare, la tua bevanda divina.
Rumore di specchi rotti.
C'é sangue per terra.
Sembra che la vittima si chiamasse "buoni propositi e piani per il 2016"
Hanno preso il killer, si chiama Francesca.
Sei tu.
giovedì 21 gennaio 2016
Inetta
Ho un cuore di carta e un corpo di pietra.
Sopravvivo contando le linee bianche sul cemento calpestate dalle ruote dell'autobus, calpestate dai mie occhi.
Vivo in un acquario, sporco, torbido e pieno di pesci che mi riempiono la testa di inutili nozioni, mi bacchettano per il mio modo di essere.
I giorni si susseguono e le preoccupazioni aumentano insieme con i problemi.
Mi sento sempre più ingombrante, più larga, perché respiro?!
Mi hanno rinchiuso in un gong e si sono messi a percuoterlo senza pietà.
Ho un'insana voglia di rompere tutto, di rompere questo silenzio, di rompermi per non sentire più dolore.
Nascondermi da qualche parte e sanguinare fino ad annullarmi.
Freddo silenzio.
Iniettatemi vita direttamente in vena, felicità, assenza di problemi.
Sparate, torturate il carnefice che sta seduto sulla mia spalla e che mi sussurra oscenità all'orecchio. Io non ne sono capace, io credo di esserne follemente innamorata.
Ma io non me ne posso liberare! e non posso permettervi di fargli del male!
Uccidete, prendete me!
Tramortitemi con un colpo ben assestato.
Sono un inetta.
Scusate le sfogo, prometto che risponderò al più presto ai vostri commenti dei quali non so mai come ringraziarvi.
Sopravvivo contando le linee bianche sul cemento calpestate dalle ruote dell'autobus, calpestate dai mie occhi.
Vivo in un acquario, sporco, torbido e pieno di pesci che mi riempiono la testa di inutili nozioni, mi bacchettano per il mio modo di essere.
I giorni si susseguono e le preoccupazioni aumentano insieme con i problemi.
Mi sento sempre più ingombrante, più larga, perché respiro?!
Mi hanno rinchiuso in un gong e si sono messi a percuoterlo senza pietà.
Ho un'insana voglia di rompere tutto, di rompere questo silenzio, di rompermi per non sentire più dolore.
Nascondermi da qualche parte e sanguinare fino ad annullarmi.
Freddo silenzio.
Iniettatemi vita direttamente in vena, felicità, assenza di problemi.
Sparate, torturate il carnefice che sta seduto sulla mia spalla e che mi sussurra oscenità all'orecchio. Io non ne sono capace, io credo di esserne follemente innamorata.
Ma io non me ne posso liberare! e non posso permettervi di fargli del male!
Uccidete, prendete me!
Tramortitemi con un colpo ben assestato.
Sono un inetta.
Scusate le sfogo, prometto che risponderò al più presto ai vostri commenti dei quali non so mai come ringraziarvi.
mercoledì 13 gennaio 2016
trance de vie
Prendiamo il tea in una elegante pasticceria del centro.
Il tuo é nero.
Ci metti latte, limone e zucchero.
Il mio invece é aromatizzato con vaniglia e caramello.
Mentre aspettiamo che le bustine trasformino semplici particelle di idrogeno e ossigeno in tea, chiacchieriamo.
Parliamo, mi racconti di V.
Penso che di una così potrei innamorarmi follemente.
Sono infinitamente attratta da creature così fragili.
Il tea nella tazza mi fissa, rimandando un immagine del mio viso.
Sento che la tempesta sta per arrivare, bevo un sorso di tea, sa della sigaretta che ho appena finito di fumare, mi viene da piangere ma non ne so il motivo.
Mi proponi di andare a prendere un po' d'aria, cerchi di distrarmi dal pensiero della cena.
Quante volte mi avrai detto che devo smettermi di fare paranoie?
Che il riso non mi mangerà?
Non riesco a pensare a nient'altro.
Camminiamo verso la fermata, parliamo ma la mia testa é altrove.
Arriva ora di cena, mangio il riso, faccio il bis, poi mangio altre verdure.
Sparecchio la tavola, carico la lavastoviglie quasi sbattendo i piatti, le forchette "scusa mi sono scappate" poi mi precipito in bagno, é tutto troppo facile.
La mia testa scoppia, gli occhi bruciano, lacrimano per lo sforzo, ma il mio stomaco é finalmente vuoto.
Odio perdere il controllo in questo modo.
Mi chiudo in camera. A chiave.
Apro il mobiletto, e a quel punto capisco che non posso farmi del male.
Richiudo la scatola e mi metto a letto.
Mi sento una schifezza, e domani quel numero sarà ancora lo stesso.
Non voglio pensarci ma risulta impossibile.
Ma devo ripartire, due ore di ginnastica domattina, mi ucciderò per smaltire tutto quanto.
Poi latino\italiano in ogni caso mi aspetta un'interrogazione, ma come posso studiare?
Mi sembra di essere tornata allo scorso anno, l'ho quasi perso.
Ma quest'anno no, non posso.
Ma allo stesso tempo non riesco a controllarmi.
Mi sento così tremendamente male, sono stanca di mentire, senza una bussola, così sola, urlo ma non esce suono.
La notte mi sveglio piangendo, nel petto scoppia un dolore che non so come descrivere. Mi manca l'aria e non riesco a fare a meno di piangere e odiarmi per essere così dannatamente imperfetta e con dei limiti così grandi.
Sono in ansia per una sensazione che non so come definire.
E nessuno, nessuno può capire tutto questo.
La gente sottovalutata tutto, oppure ti da dell'esagerata, non ti crede ma ha ragione.
Come puoi tu stare male se sei così grassa?
E questo non fa altro che portarti sempre più giù, affondando in un abisso nero che non credevi potesse essere ancora più profondo di quello che avevi conosciuto.
É nuotare nel petrolio.
Senza aria, senza luce, da sola.
lunedì 21 dicembre 2015
In partenza
Controllo la lista, apro l'armadio rabbrividendo per il freddo che c'è dentro( si trova nel sottotetto), piego con cura felponi e magliette.
Ricontrollo la lista, c'è tutto.
Metto tutto in valigia.
Mi siedo a terra, abbraccio la stufetta portatile e cerco di fermare il cervello.
Tento di razionalizzare, di farmi passare la nausea che da stamattina non mi ha lasciato un attimo.
Sento un profumo, mi accorgo che è il mio, non ricordo neppure di essermelo spruzzato stamattina.
Un brivido mi scuote e mi riporta ai pensieri sul Natale.
Ho paura, ansia e paura.
Sarà triste, sarà pieno di grasso.
Io non voglio viverlo.
Io non posso.
Mi manca l'aria.
Mi sento in gabbia.
Mi sento come una di quelle oche che vengono utilizzate per fare il fois gras( si scrive così?) ingozzata a forza per diventare grassa e rendere gli altri più sereni.
Mi uccidono in un altro modo, ma io non ho intenzione di essere un" oca, di farmi mettere i piedi in testa.
A Natale, poi é tutto a base di carne/ pesce soprattutto al sud.
Io sono vegetariana, eviterò la metà delle cose.
Ma non basta, non é abbastanza.
Io non sono abbastanza.
Non abbastanza magra per mangiare e rimanere a questi schifosi 44 chili.
Non abbastanza forte per dire di no ai mostaccioli sapendo che se ne prendo uno scatterà immediatamente l'abbufata.
Non abbastanza determinata per fingere un sorriso.
Non abbastanza forte da combattere quest'ansia e tutto quello che si porta dietro.
Domani sera quando arriveremo a Napoli ci aspetterá una pizza e nei giorni seguenti oltre già allla quintalata di cibo che mangeremo perché" é tradizione" ci aspetterà anche tipico steet food napoletano " perché G. deve assaggiare i sapori di questa terra"
Io sono TERRORIZZATA.
Non voglio partire.
Non voglio fare nulla.
Voglio rimanere al sicuro nel mio letto sotto le coperte per due settimane.
Però voglio respirare Napoli, farmela entrare sotto la pelle più di quanto già non l'abbia.
Respirare il dialetto, il profumo, il traffico.
Visitare s. Gregorio Armeno con i suoi presepi, il museo nazionale, i tribunali, il mercato, S. Martino, Spaccanapoli, il Cristo velato...
Riempirmi il cuore e l'anima di qualcosa di diverso dalla monotonia.
Non pensare ai partenti e ai problemi che si portano dietro, problemi che faranno puntualmente cadere a cascata mentre saremo tutti riuniti a tavola.
Natale non ha più alcun significato per me.
Una volta significava gioia, famiglia.
Ora significa cibo, grasso, problemi e tristezza.
"A natale non siamo tutti più buoni, siamo solo più grassi" quanto é vero.
Non mi va di partire.
Ho paura di dimenticare come si respira.
Non voglio vivere in apnea.
Ricontrollo la lista, c'è tutto.
Metto tutto in valigia.
Mi siedo a terra, abbraccio la stufetta portatile e cerco di fermare il cervello.
Tento di razionalizzare, di farmi passare la nausea che da stamattina non mi ha lasciato un attimo.
Sento un profumo, mi accorgo che è il mio, non ricordo neppure di essermelo spruzzato stamattina.
Un brivido mi scuote e mi riporta ai pensieri sul Natale.
Ho paura, ansia e paura.
Sarà triste, sarà pieno di grasso.
Io non voglio viverlo.
Io non posso.
Mi manca l'aria.
Mi sento in gabbia.
Mi sento come una di quelle oche che vengono utilizzate per fare il fois gras( si scrive così?) ingozzata a forza per diventare grassa e rendere gli altri più sereni.
Mi uccidono in un altro modo, ma io non ho intenzione di essere un" oca, di farmi mettere i piedi in testa.
A Natale, poi é tutto a base di carne/ pesce soprattutto al sud.
Io sono vegetariana, eviterò la metà delle cose.
Ma non basta, non é abbastanza.
Io non sono abbastanza.
Non abbastanza magra per mangiare e rimanere a questi schifosi 44 chili.
Non abbastanza forte per dire di no ai mostaccioli sapendo che se ne prendo uno scatterà immediatamente l'abbufata.
Non abbastanza determinata per fingere un sorriso.
Non abbastanza forte da combattere quest'ansia e tutto quello che si porta dietro.
Domani sera quando arriveremo a Napoli ci aspetterá una pizza e nei giorni seguenti oltre già allla quintalata di cibo che mangeremo perché" é tradizione" ci aspetterà anche tipico steet food napoletano " perché G. deve assaggiare i sapori di questa terra"
Io sono TERRORIZZATA.
Non voglio partire.
Non voglio fare nulla.
Voglio rimanere al sicuro nel mio letto sotto le coperte per due settimane.
Però voglio respirare Napoli, farmela entrare sotto la pelle più di quanto già non l'abbia.
Respirare il dialetto, il profumo, il traffico.
Visitare s. Gregorio Armeno con i suoi presepi, il museo nazionale, i tribunali, il mercato, S. Martino, Spaccanapoli, il Cristo velato...
Riempirmi il cuore e l'anima di qualcosa di diverso dalla monotonia.
Non pensare ai partenti e ai problemi che si portano dietro, problemi che faranno puntualmente cadere a cascata mentre saremo tutti riuniti a tavola.
Natale non ha più alcun significato per me.
Una volta significava gioia, famiglia.
Ora significa cibo, grasso, problemi e tristezza.
"A natale non siamo tutti più buoni, siamo solo più grassi" quanto é vero.
Non mi va di partire.
Ho paura di dimenticare come si respira.
Non voglio vivere in apnea.
martedì 15 dicembre 2015
Flusso.
Vi accennavo nello scorso post dell'ansia derivata dal dover andare dalla mia ex psicologa per portarle gli auguri di Natale e il regalo che mia madre aveva deciso di farle, ebbene si può dire che non é andata poi tanto male.
Dopo avermi fatto entrare in studio e comunicato che avrei dovuto aspettare un ora, sono andata a farmi un giro nel piccolo centro vicino allo studio perdendomi tra gli scaffali di Feltrinelli e miriadi di pensieri, ansie, preoccupazioni.
Quando sono arrivate le quattro ritorno in studio e mi fa entrare.
Parliamo del più e del meno, a un certo punto mi guarda e mi dice che mi trova davvero benissimo, sentimenti contrastanti mi hanno preso in quel preciso momento.
Perché, no, le cose non vanno così bene. Sono brava a fingere più di quanto credessi fosse possibile.
Mi ha poi chiesto se mi tagliassi ancora. Le ho risposto che l'ho detto a mia madre e che é ricapitato solo una volta, mentendo spudoratamente ma per fortuna non ha indagato oltre.
Mi ha poi offerto in rapida successione delle caramelle e la torta che aveva fatto.
Ho preso una caramella e l'ho messa in borsa, la torta invece l'ho rifiutata più di una volta ( devo dire iniziando a innervosirmi a un certo punto poiché me lo ha chiesto 4 volte)ok che sono una persona indecisa ma se dico che la torta non la voglio, non la voglio.
Non mangerò costretta un' altra volta davanti a te mentre tu mi guardi quasi ridendo, minimizzando il tutto, dopo che sono scoppiata in lacrime, davanti a te, dicendo che sono affamata senza riuscire a mangiare( esperienza successa lo scorso anno) ma ricattandomi dicendo che se non avessi ripreso a mangiare avresti detto ai miei che mi tagliavo.
Eh no, non ci sto, non di nuovo.
Mentre stiamo uscendo dallo studio mi chiedi se sto mangiando.
Non ascolti nemmeno la mia risposta, ma chissene frega tanto non ci vedremo più.
Tornando a noi mentirei se dicessi che le cose stanno andando bene.
Perché non è vero, tutto va a rotoli.
A scuola le interrogazioni si susseguono insieme ai brutti voti, questa settimana che sta iniziando e quella passata sono state, ed é, piena di 2 verifiche al giorno in media.
Chiacchiero con la mia compagna di banco ma senza fare dei veri discorsi, certe volte sembra che mi guardi con pena.
Oggi le ho detto che finalmente ( finalmente non sapete che bello finalmente essere certi!) ho scelto cosa voglio fare all'università (Dietistica) il caso ha voluto che la ragazza dietro di me sentisse tutto e iniziassimo una discussione sul mio peso ancora.
Mi dice che sono troppo magra quando lei pesa meno di me! ( non sapete che invidia dal momento che mangia tantissimo e non mette su un grammo)
La discussione é andata avanti mi hanno detto che se tornassi a 46 starei bene, quando a 46 mia madre compresa affermava che avessi qualche chilo di troppo.
Io a 46 non ci torno. Punto.
Alla fine le ho liquidate molto velocemente, non mi andava di essere scortese ma cavolo! Non possono parlare di qualcosa d'altro, non si possono concentrare su qualcosa di diverso da me?!
Io non ne posso più.
Aprirmi con questa ragazza sarebbe inutile. Otterrei soltanto che mi stesse con il fiato sul collo che é veramente quello che ci manca.
Qui bisogna dimagrire, altro che mettere su qualche chilo!
Domani ho due verifiche ma non sono riuscita a studiare manco per mezza.
Ho fatto lezione di matematica e non ho avuto la forza di fare nient'altro.
Non ho la forza di arrabbiarmi con me stessa ma poi la notte non dormo per ansia.
Qualcuno mi spieghi il nesso.
Dopo l'episodio di stamattina sono stata intrattabile tutto il giorno, stasera mi sono messa a litigare con mia madre per una cavolata e sono andata a mangiare in camera, maledetta fame, era l'occasione perfetta per non mangiare e invece ho avuto il coraggio di tornare giú e prendere anche una pera.
Non mi interessa davvero nulla, Natale si sta avvicinando e io ho questi 44 chili addosso da troppo tempo.
Quattro che pesano come macigni, non riesco a liberarmene in nessun modo e questo mi manda fuori di testa completamente.
Da ieri ho iniziato a programmare, senza troppe rigidità, quello che mangio.
Ieri non è andata alla grande, oggi é andata un po' meglio.
Non posso superare le 900 e se a pranzo c'è la pasta, non importa, significa restringere sul resto.
Ho paura per l'abbuffata che potrebbe arrivare da un momento all'altro, é da un po' che non succede, ho davvero tanta paura.
Si torna alle vecchie abitudini nella speranza di arrivare a natale con meno ansie e qualcosa in meno pure sulla bilancia.
Per ora l'obbiettivo é tornare a 42.( e tornare dalle vacanze al massimo con 44 chili per quanto odi questo numero é il male minore)
Vi lascio con il diario di oggi( penso che lo scriverò qui perché mia madre per ora mi sta lasciando vivere ma già la posso sentire mentre controlla ovunque)
Un bacino a tutte ❤
Colazione(300)
Tea senza zucchero
Dolcetto
Pranzo(300)
Noodle
Banana
Spuntino(54)
Quadratino di cioccolato
Cena(250)
Carote
Pomodori
Salsa di soia
Tofu alla piastra
Pera
Tot--> 905
*scusate la forma pessima ho scritto tutto di getto , se mi fossi messa a correggere avrei cancellato tutto
Prometto che scrivo un'altro post decente prima di Natale.*
Dopo avermi fatto entrare in studio e comunicato che avrei dovuto aspettare un ora, sono andata a farmi un giro nel piccolo centro vicino allo studio perdendomi tra gli scaffali di Feltrinelli e miriadi di pensieri, ansie, preoccupazioni.
Quando sono arrivate le quattro ritorno in studio e mi fa entrare.
Parliamo del più e del meno, a un certo punto mi guarda e mi dice che mi trova davvero benissimo, sentimenti contrastanti mi hanno preso in quel preciso momento.
Perché, no, le cose non vanno così bene. Sono brava a fingere più di quanto credessi fosse possibile.
Mi ha poi chiesto se mi tagliassi ancora. Le ho risposto che l'ho detto a mia madre e che é ricapitato solo una volta, mentendo spudoratamente ma per fortuna non ha indagato oltre.
Mi ha poi offerto in rapida successione delle caramelle e la torta che aveva fatto.
Ho preso una caramella e l'ho messa in borsa, la torta invece l'ho rifiutata più di una volta ( devo dire iniziando a innervosirmi a un certo punto poiché me lo ha chiesto 4 volte)ok che sono una persona indecisa ma se dico che la torta non la voglio, non la voglio.
Non mangerò costretta un' altra volta davanti a te mentre tu mi guardi quasi ridendo, minimizzando il tutto, dopo che sono scoppiata in lacrime, davanti a te, dicendo che sono affamata senza riuscire a mangiare( esperienza successa lo scorso anno) ma ricattandomi dicendo che se non avessi ripreso a mangiare avresti detto ai miei che mi tagliavo.
Eh no, non ci sto, non di nuovo.
Mentre stiamo uscendo dallo studio mi chiedi se sto mangiando.
Non ascolti nemmeno la mia risposta, ma chissene frega tanto non ci vedremo più.
Tornando a noi mentirei se dicessi che le cose stanno andando bene.
Perché non è vero, tutto va a rotoli.
A scuola le interrogazioni si susseguono insieme ai brutti voti, questa settimana che sta iniziando e quella passata sono state, ed é, piena di 2 verifiche al giorno in media.
Chiacchiero con la mia compagna di banco ma senza fare dei veri discorsi, certe volte sembra che mi guardi con pena.
Oggi le ho detto che finalmente ( finalmente non sapete che bello finalmente essere certi!) ho scelto cosa voglio fare all'università (Dietistica) il caso ha voluto che la ragazza dietro di me sentisse tutto e iniziassimo una discussione sul mio peso ancora.
Mi dice che sono troppo magra quando lei pesa meno di me! ( non sapete che invidia dal momento che mangia tantissimo e non mette su un grammo)
La discussione é andata avanti mi hanno detto che se tornassi a 46 starei bene, quando a 46 mia madre compresa affermava che avessi qualche chilo di troppo.
Io a 46 non ci torno. Punto.
Alla fine le ho liquidate molto velocemente, non mi andava di essere scortese ma cavolo! Non possono parlare di qualcosa d'altro, non si possono concentrare su qualcosa di diverso da me?!
Io non ne posso più.
Aprirmi con questa ragazza sarebbe inutile. Otterrei soltanto che mi stesse con il fiato sul collo che é veramente quello che ci manca.
Qui bisogna dimagrire, altro che mettere su qualche chilo!
Domani ho due verifiche ma non sono riuscita a studiare manco per mezza.
Ho fatto lezione di matematica e non ho avuto la forza di fare nient'altro.
Non ho la forza di arrabbiarmi con me stessa ma poi la notte non dormo per ansia.
Qualcuno mi spieghi il nesso.
Dopo l'episodio di stamattina sono stata intrattabile tutto il giorno, stasera mi sono messa a litigare con mia madre per una cavolata e sono andata a mangiare in camera, maledetta fame, era l'occasione perfetta per non mangiare e invece ho avuto il coraggio di tornare giú e prendere anche una pera.
Non mi interessa davvero nulla, Natale si sta avvicinando e io ho questi 44 chili addosso da troppo tempo.
Quattro che pesano come macigni, non riesco a liberarmene in nessun modo e questo mi manda fuori di testa completamente.
Da ieri ho iniziato a programmare, senza troppe rigidità, quello che mangio.
Ieri non è andata alla grande, oggi é andata un po' meglio.
Non posso superare le 900 e se a pranzo c'è la pasta, non importa, significa restringere sul resto.
Ho paura per l'abbuffata che potrebbe arrivare da un momento all'altro, é da un po' che non succede, ho davvero tanta paura.
Si torna alle vecchie abitudini nella speranza di arrivare a natale con meno ansie e qualcosa in meno pure sulla bilancia.
Per ora l'obbiettivo é tornare a 42.( e tornare dalle vacanze al massimo con 44 chili per quanto odi questo numero é il male minore)
Vi lascio con il diario di oggi( penso che lo scriverò qui perché mia madre per ora mi sta lasciando vivere ma già la posso sentire mentre controlla ovunque)
Un bacino a tutte ❤
Colazione(300)
Tea senza zucchero
Dolcetto
Pranzo(300)
Noodle
Banana
Spuntino(54)
Quadratino di cioccolato
Cena(250)
Carote
Pomodori
Salsa di soia
Tofu alla piastra
Pera
Tot--> 905
*scusate la forma pessima ho scritto tutto di getto , se mi fossi messa a correggere avrei cancellato tutto
Prometto che scrivo un'altro post decente prima di Natale.*
venerdì 4 dicembre 2015
Promesse sotto l'albero
Mancano 20 giorni a Natale, e l' ansia per quanto mi ostini a negarla, c'è.
Sono terrorizzata da quel periodo.
Ieri sera tutta la serie di implosioni sono diventate esplosioni, dopo una stupidissima litigata( la goccia che ha fatto traboccare il vaso), mi sono chiusa in camera e ho iniziato a piangere senza un motivo, senza sosta, arrabbiata e spaventata, debole. Ma il dolore, per che cosa poi, non accennava a calmarsi, mi sono addormentata sfinita, con il bruciore dei tagli che mi sono procurata nel vano tentativo di stare meglio.
É inutile, lo so, ma non sono stata capace di fermarmi, di negarmi quella illusoria calma momentanea.
Stamattina mi sono svegliata con tanta voglia di piangere e di farmi ancora del male.
Il pensiero di ridurmi malissimo non mi abbandona negli ultimi due giorni, incapace di dire ancora"no" lo sto assecondando, accecata dal " non abbastanza" che mi sento ripetere di continuo, un " non abbastanza" che grava come un peso morto. Dalla paura di non farcela, di fallire. Per essere così debole da non riuscire a fare coming out una volta per tutte. Per la rabbia per questa fame mostruosa che non mi molla un secondo e per il mio non saperle resistere.
Per questo 44 che non si schioda di un etto nonostante i digiuni.
Mi sento così inutile, persa.
L'altro giorno l'insegnante di italiano e latino ha incontrato mio padre, gli ha chiesto se ho degli amici.
Questa frase mi ricorda tanto l'anno scorso, la terra bruciata che mi ero creata attorno perché nessuno mi poteva, e mi può tuttora, capire.
Sono stata sempre bene da sola, ma sapendo di avere degli amici accanto, adesso ho bisogno disperatamente di qualcuno che io possa definire " amico" perché se ne sono andati via tutti quanti.
Vorrei che qualcuno a me, tenesse davvero.
Non chiedo appezzamento, chiedo vicinanza e un po' di calore umano perché mi sento dannatamente sola in un inverno troppo freddo per una persona sola.
Tra una settimana devo andare a fare gli auguri di Natale alla mia ex psicologa, se mi dovesse chiedere dei tagli non saprei che pesci prendere, potrei sempre inventare di essermi bruciata con il forno.
Lei é rimasta al " ho smesso( falso), i miei lo sanno( vero), da allora non é più capitato( falso)"
Spero solo che se dovessi raccontarle la verità, prendendo in considerazione che sono maggiorenne e che é stato un incidente, si astenga da fare la spia con i miei.
Non potrei perdonarglielo per quanto lei abbia fatto di buono, non potrei perdonarglielo, mi ha fatto anche tanto male, poi mi chiedono perché io non mi fidi delle persone.
Sempre pronte a pugnalarti alla spalle.
Ti chiedono fiducia in cambio della loro ma quella che rimane fottuta sei sempre e solo tu
Sono terrorizzata da quel periodo.
Ieri sera tutta la serie di implosioni sono diventate esplosioni, dopo una stupidissima litigata( la goccia che ha fatto traboccare il vaso), mi sono chiusa in camera e ho iniziato a piangere senza un motivo, senza sosta, arrabbiata e spaventata, debole. Ma il dolore, per che cosa poi, non accennava a calmarsi, mi sono addormentata sfinita, con il bruciore dei tagli che mi sono procurata nel vano tentativo di stare meglio.
É inutile, lo so, ma non sono stata capace di fermarmi, di negarmi quella illusoria calma momentanea.
Stamattina mi sono svegliata con tanta voglia di piangere e di farmi ancora del male.
Il pensiero di ridurmi malissimo non mi abbandona negli ultimi due giorni, incapace di dire ancora"no" lo sto assecondando, accecata dal " non abbastanza" che mi sento ripetere di continuo, un " non abbastanza" che grava come un peso morto. Dalla paura di non farcela, di fallire. Per essere così debole da non riuscire a fare coming out una volta per tutte. Per la rabbia per questa fame mostruosa che non mi molla un secondo e per il mio non saperle resistere.
Per questo 44 che non si schioda di un etto nonostante i digiuni.
Mi sento così inutile, persa.
L'altro giorno l'insegnante di italiano e latino ha incontrato mio padre, gli ha chiesto se ho degli amici.
Questa frase mi ricorda tanto l'anno scorso, la terra bruciata che mi ero creata attorno perché nessuno mi poteva, e mi può tuttora, capire.
Sono stata sempre bene da sola, ma sapendo di avere degli amici accanto, adesso ho bisogno disperatamente di qualcuno che io possa definire " amico" perché se ne sono andati via tutti quanti.
Vorrei che qualcuno a me, tenesse davvero.
Non chiedo appezzamento, chiedo vicinanza e un po' di calore umano perché mi sento dannatamente sola in un inverno troppo freddo per una persona sola.
Tra una settimana devo andare a fare gli auguri di Natale alla mia ex psicologa, se mi dovesse chiedere dei tagli non saprei che pesci prendere, potrei sempre inventare di essermi bruciata con il forno.
Lei é rimasta al " ho smesso( falso), i miei lo sanno( vero), da allora non é più capitato( falso)"
Spero solo che se dovessi raccontarle la verità, prendendo in considerazione che sono maggiorenne e che é stato un incidente, si astenga da fare la spia con i miei.
Non potrei perdonarglielo per quanto lei abbia fatto di buono, non potrei perdonarglielo, mi ha fatto anche tanto male, poi mi chiedono perché io non mi fidi delle persone.
Sempre pronte a pugnalarti alla spalle.
Ti chiedono fiducia in cambio della loro ma quella che rimane fottuta sei sempre e solo tu
venerdì 13 novembre 2015
Cercasi sogni.
Ho guardato vecchie fotografie e mi sono rivista, rispecchiata e non riconosciuta.
Sono una delle ultime in fondo, avvolta nella sciarpa marroncina a righe ma questo é soltanto un dettaglio, mi si vede poco, la foto é stata scattata da lontano, dal basso, 23 persone in fila davanti all'entrata del museo in piazza ad Assisi( la stessa, che quando ho visto, mi ha fatto tornare indietro nel tempo quando vedevo ancora Don Matteo) appoggiati con il mento sul muretto in modo che si veda solo la faccia e un pezzetto di collo.
Ricordo quei giorni come se fossero ieri.
Riguardo me in quelle foto e posso leggere nei miei occhi tutto quanto.
Il giorno prima ero stata lasciata.
Il giorno prima mi ero abbuffata per la prima volta.
Quell'aprile quella gita, é stato l'inizio di tutto.
Maledetto aprile, maledetta me.
Il dolore, i pianti, il tagliarsi in bagno di nascosto, il sonno a qualsiasi ora, il freddo, il cibo rifiutato, le barrette da 98 calorie mangiate quando proprio mi sentivo svenire, le 350 calorie scarse giornaliere, la confusione per una identità che cercavo invano, le notti passate sveglia ad ascoltare i rumori della stanza vicina, le litigate da lontano con mia madre, le telefonate preoccupate dei professori, la nostalgia di casa,le confessioni fatte piangendo, Radioactive cantata sul pullman, a colazione, prima di andare a dormire, ogni secondo, i 3 chili persi, la preoccupazione sul volto di madre, la gioia nel vedere per la prima volta 43,2 sulla bilancia, la gioia di essere di nuovo a casa.
Oggi riguardando quelle foto piango.
Ripensando agli ultimi due anni mi rendo conto di essere stata forte e di aver sopportato troppo, di avere una rabbia dentro che non posso più tenermi...troppe cose non dette.
E mi chiedo come abbia fatto.
Oggi mi sento piccola e debole completamente incapace davanti al destino, completamente incapace di bastare a me stessa, di dominare me stessa.
Riguardo vecchie foto, riguardo quella vecchia foto.
L'anno scorso, io, in bagno con il vestito a fiori.
Come mi sentivo bene, controllata.
42 chili e una maschera di felicità dipinta in volto.
Vienna\ Budapest.
Altra gita.
Mi si blocca il ciclo ma non me ne rendo conto.
Torno a casa, ho raggiunto il mio peso più basso.
Litigo con mia madre, ingrasso, metto due chili, finisce la scuola malissimo, vado al mare, perdo un chilo, arriva la ragazza di intercultura me metto su due.
Tempo presente: 44 chili di pura infelicità.
46 lasciato alle spalle ma lo sento incombere come un avvoltoio che aspetta il cadavere ancora caldo, mi attende, attende la mia prossima abbuffata.
Voglio scappare, evadere da questo corpo.
Posso farcela, forse, ma non con questo corpo.
Ho finito di raccontarmi balle, é evidente che qualcosa in me non va.
Mi sento un ingranaggio difettoso, um giocattolo rotto.
Ma cosa diavolo é così dannatamente sbagliato in me?!
Ho un'amica, un tempo era quella che si definisce migliore amica, l'ho persa inevitabilmente benché frequentiamo la stessa scuola, la stessa classe.
Ogni volta che va in vacanza mi manda una cartolina, mi illudo che per lei valgo ancora qualcosa.
Ma non ne sono così certa.
Una volta un amico mi disse che " mi ero allontanata dal cerchio" ma chr loro( gli amici) erano ancora li.
Io non so come riallacciare i rapporti. Non sono mai stata brava.
É la solitudine o meglio il non sapere a chi chiedere concretamente un aiuto che mi distrugge.
Ho bisogno di qualcuno che ci sia per me, che mi dica che sono brava, che riconosca che sono buona in qualcosa e non il fallimento che mi sento continuamente.
Ho la continua sensazione addosso di come quando ti trovi ad ascoltare una canzone malinconica e triste in cui senti che ogni parola ti rispecchia fino in fondo.
Quella specie di dolore in cui quasi pensi di cullarti, seppellirti sotto le coperte e lasciarti andare alle emozioni.
Ma io non riesco a piangere.
A scuola va male accumulo brutti voti su brutti voti, mi sento trattata da deficiente.
Continuamente.
La verità è che odio che per colpa di questa dislessia io debba avere facilitazioni su facilitazioni.
Mi sento diversa ma non in senso buono.
Mi sembra di passare la vita a essere diversa, nel senso di sbagliata.
Io all'esame ci voglio arrivare ma non così.
Non con questa ansia.
All'università non so che fare. Eppure non vedo l'ora di uscire di qui.
Sarà davvero libertà?
Ho tanti sogni ma ci sono sempre ostacoli insormontabili in mezzo.
Forse non lo voglio davvero.
Forse sono solo uno di quei cartelli che si vedono in giro, vecchi, scrostati, dimenticati da tutti.
Un cartello che recita" cercasi sogni", sotto c'è il mio numero, ma il telefono non suona da anni.
Sono una delle ultime in fondo, avvolta nella sciarpa marroncina a righe ma questo é soltanto un dettaglio, mi si vede poco, la foto é stata scattata da lontano, dal basso, 23 persone in fila davanti all'entrata del museo in piazza ad Assisi( la stessa, che quando ho visto, mi ha fatto tornare indietro nel tempo quando vedevo ancora Don Matteo) appoggiati con il mento sul muretto in modo che si veda solo la faccia e un pezzetto di collo.
Ricordo quei giorni come se fossero ieri.
Riguardo me in quelle foto e posso leggere nei miei occhi tutto quanto.
Il giorno prima ero stata lasciata.
Il giorno prima mi ero abbuffata per la prima volta.
Quell'aprile quella gita, é stato l'inizio di tutto.
Maledetto aprile, maledetta me.
Il dolore, i pianti, il tagliarsi in bagno di nascosto, il sonno a qualsiasi ora, il freddo, il cibo rifiutato, le barrette da 98 calorie mangiate quando proprio mi sentivo svenire, le 350 calorie scarse giornaliere, la confusione per una identità che cercavo invano, le notti passate sveglia ad ascoltare i rumori della stanza vicina, le litigate da lontano con mia madre, le telefonate preoccupate dei professori, la nostalgia di casa,le confessioni fatte piangendo, Radioactive cantata sul pullman, a colazione, prima di andare a dormire, ogni secondo, i 3 chili persi, la preoccupazione sul volto di madre, la gioia nel vedere per la prima volta 43,2 sulla bilancia, la gioia di essere di nuovo a casa.
Oggi riguardando quelle foto piango.
Ripensando agli ultimi due anni mi rendo conto di essere stata forte e di aver sopportato troppo, di avere una rabbia dentro che non posso più tenermi...troppe cose non dette.
E mi chiedo come abbia fatto.
Oggi mi sento piccola e debole completamente incapace davanti al destino, completamente incapace di bastare a me stessa, di dominare me stessa.
Riguardo vecchie foto, riguardo quella vecchia foto.
L'anno scorso, io, in bagno con il vestito a fiori.
Come mi sentivo bene, controllata.
42 chili e una maschera di felicità dipinta in volto.
Vienna\ Budapest.
Altra gita.
Mi si blocca il ciclo ma non me ne rendo conto.
Torno a casa, ho raggiunto il mio peso più basso.
Litigo con mia madre, ingrasso, metto due chili, finisce la scuola malissimo, vado al mare, perdo un chilo, arriva la ragazza di intercultura me metto su due.
Tempo presente: 44 chili di pura infelicità.
46 lasciato alle spalle ma lo sento incombere come un avvoltoio che aspetta il cadavere ancora caldo, mi attende, attende la mia prossima abbuffata.
Voglio scappare, evadere da questo corpo.
Posso farcela, forse, ma non con questo corpo.
Ho finito di raccontarmi balle, é evidente che qualcosa in me non va.
Mi sento un ingranaggio difettoso, um giocattolo rotto.
Ma cosa diavolo é così dannatamente sbagliato in me?!
Ho un'amica, un tempo era quella che si definisce migliore amica, l'ho persa inevitabilmente benché frequentiamo la stessa scuola, la stessa classe.
Ogni volta che va in vacanza mi manda una cartolina, mi illudo che per lei valgo ancora qualcosa.
Ma non ne sono così certa.
Una volta un amico mi disse che " mi ero allontanata dal cerchio" ma chr loro( gli amici) erano ancora li.
Io non so come riallacciare i rapporti. Non sono mai stata brava.
É la solitudine o meglio il non sapere a chi chiedere concretamente un aiuto che mi distrugge.
Ho bisogno di qualcuno che ci sia per me, che mi dica che sono brava, che riconosca che sono buona in qualcosa e non il fallimento che mi sento continuamente.
Ho la continua sensazione addosso di come quando ti trovi ad ascoltare una canzone malinconica e triste in cui senti che ogni parola ti rispecchia fino in fondo.
Quella specie di dolore in cui quasi pensi di cullarti, seppellirti sotto le coperte e lasciarti andare alle emozioni.
Ma io non riesco a piangere.
A scuola va male accumulo brutti voti su brutti voti, mi sento trattata da deficiente.
Continuamente.
La verità è che odio che per colpa di questa dislessia io debba avere facilitazioni su facilitazioni.
Mi sento diversa ma non in senso buono.
Mi sembra di passare la vita a essere diversa, nel senso di sbagliata.
Io all'esame ci voglio arrivare ma non così.
Non con questa ansia.
All'università non so che fare. Eppure non vedo l'ora di uscire di qui.
Sarà davvero libertà?
Ho tanti sogni ma ci sono sempre ostacoli insormontabili in mezzo.
Forse non lo voglio davvero.
Forse sono solo uno di quei cartelli che si vedono in giro, vecchi, scrostati, dimenticati da tutti.
Un cartello che recita" cercasi sogni", sotto c'è il mio numero, ma il telefono non suona da anni.
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